L’amniocentesi

L'amniocentesi è un esame che permette di visualizzare la mappa cromosomica del bebé. Questa procedura è sistematica per le gravidanze tardive (dopo i 38 anni), perchè permette di scoprire anomalie spesso irreversibili.

L'amniocentesi è un prelievo transaddominale di liquido amniotico dalla cavità uterina, che permette di verificare le eventuali malattie del feto – malattie genetiche, in particolare. Il liquido amniotico è l’acqua nella quale galleggia il bebè. L’esame non può essere praticato prima della quindicesima o sedicesima settimana, perché è necessario un certo lasso di tempo per far sì che il liquido amniotico contenga sufficienti cellule fetali del bambino. Queste cellule sono messe in cultura per tre settimane. Alla scadenza, i biologi possono finalmente studiare la mappa cromosomica del feto e scoprire, tra i cromosomi, quello o quelli che presentano delle anomalie. La più grave è evidentemente nella coppia n. 21, la trisomia, responsabile del mongolismo. Tuttavia alcuni laboratori permettono oggi di ottenere dei risultati parziali (depistaggio della trisomia 21) in pochi giorni.

L’amniocentesi non è dolorosa

Questa mappa determina anche, in modo assoluto e definitivo, il sesso del bambino. Si è osservato che le trisomie sono più frequenti in caso di gravidanze tardive – dopo l’età di 38-40 anni – è soprattutto in questi casi che le amniocentesi sono quasi sistematicamente praticate. Gli altri casi in cui si impone questo esame sono antecedenti familiari e translucenza nucale elevata, osservata durante l’ecografia della dodicesima settimana. Il prelievo del liquido amniotico è effettuato sotto ecografia, per permettere al medico di osservare la posizione esatta del bebè e di sorvegliare i suoi movimenti. L’operazione non è dolorosa, anche se è impressionante. Una mezz’ora di riposo distese è indispensabile dopo l’intervento.

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