Ci siamo, il test è positivo, aspetti un lieto evento! Ma come conciliare gravidanza e lavoro? La Mia Gravidanza ti aiuta a vederci più chiaro.

1) Quando annunciare la gravidanza al mio capo?

L’unico imperativo è quello di annunciare la gravidanza prima di partire in congedo maternità! Tuttavia è meglio farlo con un po’ di anticipo, per poter beneficiare dei vantaggi legati alla tua situazione.

2) Come annunciare la gravidanza al capo?

Puoi annunciare la gravidanza verbalmente. Ma potete anche inviare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, precisando la data prevista per il parto, le date del tuo congedo maternità e un certificato di gravidanza.

3) Il mio capo ha il diritto di licenziarmi perché sono incinta?

No. Per garantire alla lavoratrice la tranquillità psicologica necessaria per il miglior decorso della gestazione e dell’allattamento, le donne lavoratrici gestanti o madri hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro per un periodo predeterminato dalla legge. Il divieto di licenziamento vige dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento del primo anno di età del bambino. Tale divieto opera fino al termine del periodo di astensione obbligatoria.
Il datore di lavoro non può quindi licenziare una donna incinta anche se non è a conoscenza della gravidanza. Tuttavia, in alcuni casi il licenziamento può avere effetto. Il datore di lavoro può licenziare una donna in dolce attesa in caso di: colpa grave e giusta causa, cessazione dell’attività dell’azienda, scadenza di un contratto a progetto determinato, fine della prova ed esito negativo. In quest’ultimo caso il datore può licenziare solo se non è a conoscenza dello stato di gravidanza.

4) Ho il diritto di dare le dimissioni durante la gravidanza?

Sì. Per evitare abusi da parte dei datori di lavoro che potrebbero indurre forzatamente una dipendente in maternità a dimettersi, la legge prevede che le dimissioni volontarie della lavoratrice durante il periodo in cui vige il divieto di licenziamento, debbano necessariamente prevedere un passaggio formale, ossia la convalida da parte della Direzione Provinciale del Lavoro. Solamente la convalida da parte di tale organo amministrativo, atto ad accertare la vera volontà della lavoratrice, renderà operative le dimissioni. Infine, presumendo che le dimissioni rassegnate dalla lavoratrice in questo periodo siano dovute ad esigenze familiari e pertanto legate ad uno stato di bisogno, prevede la possibilità per la stessa (nonché per il padre lavoratore che abbia usufruito del congedo di paternità), non solo di non prestare il normale preavviso contrattuale, ma anche di ottenere dal datore di lavoro il pagamento dell’indennità di mancato preavviso prevista per i casi di licenziamento.

5) Ho diritto a cambiare posto di lavoro durante la gravidanza?

Sì. Una volta ricevuto il certificato medico, il datore di lavoro deve verificare se la mansione svolta rientra tra quelle a rischio per la gravidanza, anche richiedendo eventualmente il parere del medico. Il Datore di lavoro, acquisito il parere del medico, può modificare temporaneamente l’orario e/o le condizioni di lavoro della lavoratrice ai fini dell’eliminazione del rischio, se questo non risulta possibile individua mansioni alternative non a rischio per la gravida e ne verifica la compatibilità chiedendo il parere al medico. La lavoratrice adibita a mansioni inferiori a quelle abituali conserva la retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte, nonché la qualifica originale.
Il Datore di lavoro deve comunicare per iscritto alla Direzione Provinciale del Lavoro la possibilità o impossibilità di cambio mansione della lavoratrice in gravidanza o in allattamento. Se non è possibile riorganizzare o modificare le condizioni di lavoro o il cambio a mansione non a rischio, il Datore di lavoro deve allontanare immediatamente la lavoratrice e informare per iscritto la Direzione Provinciale del Lavoro.

6) Devo organizzare le visite prenatali obbligatorie durante il mio tempo libero?

No. Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere eseguiti durante l'orario di lavoro. Per la fruizione dei permessi le lavoratrici presentano al datore di lavoro apposita istanza e successivamente presentano la relativa documentazione giustificativa attestante la data e l'orario di effettuazione degli esami.

7) Sono incinta e ho appena firmato un Contratto di Collaborazione coordinata e continuativa (Co.Co.Co). Quali sono i miei diritti?

Dopo anni di battaglie è stata sanata una profonda ingiustizia e finalmente anche alle collaboratrici coordinate e continuative viene riconosciuto il diritto alla maternità. Le collaboratrici iscritte al "Fondo INPS Gestione separata 10-14%" hanno diritto ai 5 mesi di congedo di maternità ed alle relative indennità (a determinate condizioni). E' opportuno che le collaboratrici ed i collaboratori si rivolgano alle sedi sindacali per verificare la propria posizione e per ottenere le informazioni necessarie all'esercizio del diritto.

8) Sto cercando lavoro. Devo parlare della mia gravidanza durante i colloqui?

No. La lavoratrice non è in alcun modo tenuta a comunicare il suo stato di gravidanza al datore di lavoro, nemmeno quando l'assunzione avvenga con contratto a termine e l'astensione obbligatoria venga a coprire una parte rilevante della durata del contratto.
Il semplice stato di gravidanza non deve determinare discriminazioni nei confronti della lavoratrice. L'accertamento compiuto dal datore di lavoro relativamente all'eventuale stato di gravidanza costituisce violazione della legge. La lavoratrice in gravidanza ha diritto ad essere regolarmente assunta, anche se le mansioni a cui deve essere adibita le sono vietate per non pregiudicare il suo stato di salute. In questo caso il datore di lavoro è obbligato a sostituire le mansioni previste all'inizio con altre diverse.

9) Il mio datore di lavoro può licenziarmi durante il periodo di prova?

Sì. La lavoratrice può essere licenziata in caso di esito negativo del periodo di prova. Va tuttavia tenuto presente che in caso di risoluzione del rapporto di lavoro di una lavoratrice in prova di cui sia noto lo stato di gravidanza, è necessario fornire alla lavoratrice stessa spiegazioni dettagliate sulle ragioni che hanno prodotto il giudizio negativo. Tali ragioni devono essere diverse dallo stato di gravidanza. Nei casi in cui il licenziamento è consentito e la risoluzione del rapporto di lavoro si verifichi durante il periodo di astensione obbligatoria, o di astensione obbligatoria anticipata, la lavoratrice ha ugualmente diritto alla indennità di maternità per l’intero periodo.

10) Al ritorno dal mio congedo maternità ritroverò il mio posto di lavoro?

Al termine dei periodi di divieto di lavoro le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e a meno che non vi rinuncino espressamente, di rientrare nella stessa unità produttiva dove erano occupate all'inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune e di permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino. Tale previsione normativa si applica anche ai lavoratori, al rientro al lavoro dopo la fruizione del congedo per paternità, e in caso di adozione e di affidamento, fino ad un anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare.
 

 

 
 

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