Il congedo di maternità

Ogni donna incinta può pretendere il congedo di maternità la cui durata varia in funzione del numero di figli a carico. Ma in caso di gravidanza a rischio, si può aggiungere il congedo obbligatorio anticipato.

La tutela della maternità è riconosciuta come principio fondamentale dalla Costituzione (art.37) e si è sviluppata attraverso l’emanazione di leggi il cui contenuto è stato ispirato via via a una maggiore attenzione verso le molteplicità di esigenze che ruotano intorno all’esercizio di questo delicatissimo ruolo, e alla sua compatibilità con l’attività professionale. La conciliazione tra vita familiare e vita professionale è riconosciuta come diritto fondamentale anche dalla Carta Europea dei Diritti Fondamentali, approvata a Nizza nel 2000. Accanto alla tutela della maternità, e al riconoscimento di alcuni diritti di paternità, si è sviluppata la tutela del lavoro di cura, nei confronti dei figli e di altri familiari. Recentemente è stato approvato in Italia un Testo unico in materia che sostituisce la legislazione precedente. Fra le novità introdotte va ricordato che per sostituire le lavoratrici o i lavoratori in congedo, sia obbligatorio sia facoltativo, si può assumere altro personale con lavoro a termine oppure temporaneo, e che nelle imprese con meno di 20 dipendenti il datore di lavoro può ottenere vantaggi sul costo del lavoro tramite sgravi contributivi (art 4 TU).

Congedo obbligatorio e flessibile di maternità (art.16-20 TU)

Come lavoratrice subordinata hai diritto – e devi – astenerti dal lavoro per cinque mesi e puoi scegliere se:
- Usare il congedo 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto.
- Oppure 1 mese prima e 4 mesi dopo, a condizione che quest’ultima scelta non sia dannosa per la tua salute o quella del bambino. In questo caso devi farti fare un certificato dal medico della ASL e dal medico competente sul luogo di lavoro.
In tale periodo hai diritto a percepire l’80% della retribuzione.
Occorre presentare il certificato che attesti la gravidanza prima dell’inizio del congedo.

Congedo obbligatorio anticipato (art.17 T.U.)

Se ti trovi in particolari condizioni di salute che rendono la gravidanza a rischio, oppure se è il tuo ambiente di lavoro che rende la gravidanza a rischio, segnala la situazione all’Ispettorato del lavoro che potrà disporre il congedo anticipato.

Parto prematuro (art.16 T.U.)

Se il parto avviene in data anticipata rispetto a quella presunta, hai diritto a: - recuperare i giorni non goduti prima del parto nel periodo di astensione obbligatoria successivo al parto, in modo da conservare il diritto al periodo complessivo;
- entro 30 giorni dalla nascita occorre presentare il certificato di assistenza al parto.

Riposi giornalieri (art.39 – 40 – 41 T.U.)

Come madre hai diritto a permessi giornalieri retribuiti per due ore (1+1) al giorno, che si riducono a una se l’orario di lavoro è inferiore a sei ore giornaliere, per tutto il primo anno di vita del bambino/a.
I permessi spettano anche al padre nei seguenti casi:
- in alternativa alla madre se è lavoratrice dipendente che ha deciso di non utilizzarli;
- se il figlio è affidato esclusivamente al padre;
- se la madre non è lavoratrice subordinata;
- se la madre è deceduta o gravemente inferma.

In caso di parto plurimo il permesso è raddoppiato. Le ore aggiuntive (2 oppure 1 a seconda dell’orario di lavoro) possono essere riconosciute sia alla madre sia al padre, che può utilizzarle anche mentre la madre è in assenza facoltativa o in congedo. I genitori possono anche ripartire secondo le loro esigenze l’utilizzazione dei permessi.

Diritto al rientro

Al termine dell’astensione obbligatoria la lavoratrice madre (e nel caso il padre) ha diritto:
- a rientrare nella stessa sede di lavoro, oppure in altra purchè situata nello stesso comune, e di restarvi fino al compimento di 1 anno di età del bambino;
- a svolgere le stesse mansioni che svolgeva in precedenza oppure altre, purchè professionalmente equivalenti a quelle svolte da ultimo prima dell’astensione.
Lo stesso diritto di ritornare nello stesso posto di lavoro e nelle stesse mansioni è previsto al termine dei congedi parentali.

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